Riscaldamento in barca: come affrontare il freddo a bordo?

Le temperature invernali si avvicinano sempre più, ma molti diportisti amano navigare nei mesi freddi per godersi la pace solitaria di porti e baie in inverno. Nessun letargo, dunque: piuttosto un dolce viaggio verso mete tranquille e rilassanti, per iniziare al meglio l’anno nuovo. C’è solo un piccolo problema. Come affrontare il freddo a bordo? Oggi parliamo di riscaldamento in barca

Per riscaldare la barca in inverno esistono tante soluzioni sul mercato, alcune più semplici ed economiche di altre. Di sicuro, freddo ed umidità sono sempre dietro l’angolo quando si naviga nei mesi invernali. Fattori che, se presi sotto gamba, possono rendere la vita sottocoperta un vero e proprio incubo.

Come comportarsi? Lo scopriamo subito.

Interni in barca

La ricerca del comfort: partiamo da umidità e condensa 

Partiamo da un presupposto sempre valido. La nostra imbarcazione, a prescindere dalla stagione, dev’essere confortevole. E il comfort non può che passare dalla temperatura dell’aria a bordo, compresa la luminosità interna e la percentuale di umidità relativa.

Questa, che rappresenta la quantità di acqua presente nell’aria, idealmente dev’essere compresa tra i 30% e i 60%. Non a caso, un’aria troppo secca o troppo umida non fa bene a nessuno, né in acqua né sulla terraferma.

Ora. Scaldare il nostro ambiente ci consentirà di abbassare la sua umidità. D’altra parte, se nello stesso siamo soliti cucinare, fare la doccia, stendere ecc., l’umidità tenderà ad aumentare. Ecco ad esempio perché diventa fondamentale non tenere, soprattutto durante la notte, asciugamani o indumenti umidi in giro per la barca. Al contrario, se non fai in tempo ad asciugarli al sole durante il giorno, meglio tenerli in un vano isolato per poi stenderli il giorno dopo.

Un altro fattore imprescindibile per ottimizzare il comfort a bordo è certo il ricambio dell’aria. Aeratori o sistemi di circolazione forzata dell’aria sono fondamentali, soprattutto quando siamo impossibilitati ad aprire gli oblò in caso di pioggia o temperature troppo basse.

Riscaldamento in barca: prima bisogna coibentare lo scafo

Secondo step. Da sempre, l’uomo percepisce la temperatura generale non solo da quella dell’aria che lo circonda, ma anche da quella relativa alle superfici attorno. Delle volte, infatti, una casa ci sembra fredda non tanto perché l’aria interna è davvero fredda, ma perché lo sono i muri.

Diventa dunque fondamentale, nel nostro caso, coibentare lo scafo in maniera ottimale. Così facendo, una barca isolata sarà bella fresca in estate e facilmente riscaldabile d’inverno, preservando al meglio il calore accumulato. Sarà anche meno predisposta a generare condensa, dato che sono proprio le pareti fredde a creare il vapore acqueo a contatto con l’aria fredda.

Come ottenere un buon isolamento dell’ambiente? I modi sono davvero tanti, ma raggiungere il risultato ottimale all’inizio potrebbe non essere semplice. Solo con criterio, attenzione, inventiva e tanti test riuscirai a identificare i materiali migliori per aumentare il comfort climatico della tua imbarcazione

Divano a bordo

Come riscaldare la barca in inverno?

Passiamo ora al fulcro di questo articolo. Il problema di partenza è uno e uno solo: come faccio a riscaldare gli interni della barca? Come detto in apertura, sul mercato esistono diversi sistemi di riscaldamento, ognuno con le sue peculiarità distintive. 

Facciamo allora una rapida panoramica dei più comuni nelle barche moderne.

Stufette elettriche a ventola

Le stufette elettriche sono una delle soluzioni più semplici. Lo stesso funzionamento è molto facile da spiegare: il calore viene generato da una resistenza, per poi essere messo in circolazione tramite una ventola. Parliamo di un dispositivo che consente di scaldare l’ambiente in modo molto rapido, anche se la ventola potrebbe risultare abbastanza rumorosa se accesa nelle ore notturne. Un altro limite importante è rappresentato sicuramente dagli alti consumi elettrici, da non sottovalutare.

Stufe a gas, legna o diesel

Stufe a tutti gli effetti, che necessitano di un comignolo da installare in coperta. I vari modelli di stufe a gas, a legna o diesel hanno un grande vantaggio: sono incredibilmente affidabili nel tempo. Per contro, però, anche consumando poco, riscaldano solo l’ambiente circostante, risultando poco efficienti nel riscaldare l’intero spazio sottocoperta. Insomma, forse non la scelta attualmente migliore.

Bruciatori a gasolio

Riscaldamento in barca? Dopo camper, camion e altre autovetture in generale, i bruciatori a gasolio sono sbarcati anche nel mondo nautico, riscontrando sempre più successo. In essi, l’aria calda viene prodotta in una camera di combustione, prima di essere poi indirizzata nei vari ambienti tramite apposite condutture. Nelle barche più grandi, addirittura, esistono bruciatori che producono acqua calda che, attraverso tubi coibentati, raggiunge poi i radiatori disposti nei vari ambienti. Esattamente come nelle caldaie di casa. Il risultato? Un rendimento complessivo maggiore e impeccabile. 

I bruciatori hanno consumi elettrici molto bassi, tanto da poter essere utilizzati anche durante la navigazione, o comunque senza il collegamento con la banchina. Modelli e livelli di potenza sono davvero tanti, a seconda del tipo di imbarcazione in questione. E la convenienza viene anche da fatto che il gasolio utilizzato per il riscaldamento è lo stesso che alimenta i motori. Quindi, in fase di rifornimento, ci siamo tolti due pensieri in un’unica operazione.

Radiatori a olio

Ultima tipologia tra quelle più comuni sono i radiatori a olio. Non sono altro che dei termosifoni con potenze variabili da 400 a 2000 watt, secondo la grandezza. Se non disponi di un gruppo elettrogeno, dunque, non potrai usarli durante la navigazione. Attaccati alla banchina, invece, danno il loro meglio, con la possibilità di regolare la temperatura a proprio piacimento.

Riscaldamento in traghetto

Riscaldamento in barca ottimale? Meglio installare anche un deumidificatore

Uno dei fattori da combattere, come anticipato, è sicuramente l’umidità. Per questo entrano in soccorso i deumidificatori, disponibili sul mercato in due tipologie: essiccativi e meccanico-refrigerativi. 

I primi sfruttano materiali essicanti quali gel di silice per condensare l’aria umida e raccoglierla in una vaschetta, o eliminarla attraverso tubi di scolo. Questi sono più efficienti a basse temperature o in ambienti poco umidi.

Nella seconda tipologia, invece, l’aria umida condensa quando, spinta da una ventola, entra in contatto con una serpentina di raffreddamento. Anche in questo caso, l’acqua viene raccolta in un’apposita vaschetta. I deumidificatori meccanico-refrigerativi, al contrario degli altri, sono più efficienti a temperature elevate e in condizioni di elevata umidità.