Pulizia dello scafo: come renderlo splendente?

Dopo che la barca è stata ferma per lunghi periodi, una pulizia accurata e profonda è sempre necessaria. Soprattutto quando si parla di imbarcazioni in vetroresina, la pulizia e la lucidatura sono tra le operazioni più soddisfacenti della manutenzione ordinaria di una barca. Certo, richiede tanto tempo e pazienza. Ma quanto è bello vedere uno scafo perfettamente lucido e scintillante? Ecco cosa c’è da sapere sulla pulizia dello scafo.

Prima di partire, però, facciamo un rapido appunto. Le barche in vetroresina rappresentano la stragrande maggioranza delle barche da diporto moderne. Non a caso, si tratta di un materiale che ha acquisito una notevole importanza nel mondo della nautica da diporto, a partire dagli anni Sessanta e Settanta. Il nostro primissimo consiglio, dunque, è quello di utilizzare, in ogni fase di pulizia dello scafo, appositi prodotti che non rovinino l’antivegetativa e il gelcoat che riveste la vetroresina.

Detto questo, scopriamo insieme tutti i dettagli.

Caratteristiche dello scafo: vetroresina e gelcoat

Partiamo direttamente dalla definizione della materia che costituisce lo scafo. Cosa si intende per vetroresina? In sostanza, la vetroresina è un materiale composito, realizzato cioè da elementi differenti. Si tratta di: 

  • Fibre, in grado di conferire allo scafo resistenza e stabilità;
  • resina, che mantiene le stesse fibre in posizione, permettendo di creare un corpo unico. Nel dettaglio, le migliori per la costruzione di barche sono la resina epossidica e la resina in vinilestere, anche più economica. 

E il gelcoat che ruolo ha? 

Il gelcoat della barca, invece, costituisce il rivestimento esterno dello scafo. Anch’esso materiale composito, è costituito da resine e altre sostanze secondarie. In pratica, insieme alla vernice per barca, il gelcoat ha lo scopo di rivestire e proteggere lo scafo con una pellicola liscia, abbastanza resistente e con porosità vicina allo zero. Anche in questo caso, poi, esistono diverse tipologie di gelcoatortofalico, isoftalico e via dicendo.

Come effettuare la pulizia dello scafo? 

Si incomincia con la pulizia dell’opera viva, ossia la parte della barca a contatto con l’acqua. Questa, normalmente rivestita dalla vernice antivegetativa, funge da protezione contro la formazione di microrganismi come alghe, denti di cane, ecc. A proposito di pulizia della carena, poi, se fino a qualche tempo fa era necessario un assemblaggio artigianale, oggi si può ricorrere all’utilizzo di specifici spazzoloni come gli scrubbis. Parliamo di strumenti che garantiscono una pulizia accurata di fiancate e carena con pochissimo sforzo. 

Per le incrostazioni più difficili, invece, quelle che richiedono una profonda pulizia, potrebbe essere essenziale avere con sé un minimo di attrezzatura subacquea. Maschere, pinne, cintura piombata, muta, bombola di ossigeno… Insomma, tutti gli accessori essenziali per un’immersione efficace e sicura. Scendendo nello specifico, oltre alle classiche bombole da sub, è possibile trovare anche mini-bombole, generalmente dotate di boccaglio, erogatore, manometro e cinghie regolabili per il fissaggio. Con una capienza che varia dai 3 ai 5 litri. Dispositivi che presentano dimensioni e peso agevoli, così da garantiremovimenti perfettamente equilibrati. 

Come eseguire una perfetta pulizia dello scafo

Pulizia dello scafo: l’opera morta

Oltre all’opera viva, le altre parti dello scafo da pulire riguardano l’opera morta, ovvero quell’insieme di componenti al di sopra della linea di galleggiamento. Ci riferiamo, dunque, alle fiancate, lo specchio di poppa e la coperta. 

Come già anticipato, lo strato più esterno che ricopre lo scafo delle barche in vetroresina si chiama gelcoat. Parliamo di una resina poliestere molto resistente, applicata anche come protezione per le eventuali e fastidiose infiltrazioni d’acqua. Non solo. Essendo brillante e lucida, ricopre inoltre una funzione estetica che, per durare nel tempo, necessita inevitabilmente della giusta manutenzione. Non a caso, i raggi solari e il sale marino tendono a bruciare il gelcoat, opacizzando notevolmente la superficie stessa. 

Ma niente paura. Per fortuna, con accorgimenti precisi, e soprattutto servendosi dei prodotti ad hoc, si può ottenere un gelcoat impeccabile, rinnovando il potere protettivo della vetroresina e ridonando la lucentezza originale alla barca. Per contro, è importante sottolineare come sia sconsigliato l’utilizzo di prodotti per la pulizia ad uso domestico, o rimedi improvvisati, che potrebbero opacizzare il gelcoat, rovinandolo irreversibilmente. È preferibile piuttosto l’acqua dolce, magari spruzzata servendosi di una manichetta a pressione

Infine, per eliminare le macchie più resistenti, come grasso, carburanti o le striature in corrispondenza della linea di galleggiamento o dei parabordi, può essere necessario intervenire con il polish. Di cosa parliamo? Di un liquido denso e leggermente abrasivo, capace di donare lucentezza ed eliminare piccole asperità. Quest’ultimo, in particolare, dev’essere applicato su aree ridotte e con pennelli a setole medio dure.

Vernice protettiva per lo scafo della barca

La fase di lucidatura dello scafo

Ci sono due diversi modi per lucidare la barca in vetroresina.

  • Uno scafo senza incrostazioni, ad esempio, potrà essere subito trattato con un normale lucidante per barche.
  • Uno con qualche incrostazione residua, invece, dovrà essere rifinito con dell’apposita pasta abrasiva, in grado di aggredire la superficie dello scafo.

Lo stesso lucidante, da usare subito dopo per lucidare la barca in vetroresina, presenta una parte abrasiva, fondamentale per rimuovere eventuali graffi o piccole imperfezioni. Di solito, i puristi applicano il lucidante per barche a mano, con appositi panni o guanti da carrozziere. Altri, al contrario, utilizzano delle levigatrici

Sta di fatto che, una volta lucidata la carena, è bene stendere un nuovo strato di cera. Non solo. Per avere uno scafo davvero splendente, il nostro consiglio è quello di stendere la cera seguendo la direzione già usata per il lucidante. In questo modo, riusciremo a proteggere l’imbarcazione dal sale e dai raggi solari, migliorando anche la scorrevolezza dello scafo sull’acqua.

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