Osmosi della barca: come combatterla in 8 passi

Vedere delle bolle tra il gelcoat e lo strato laminato dello scafo non è sicuramente un buon segno. Soprattutto se anche il test dell’umidita, fatto attraverso l’igrometro, sembra rilevare l’anomalia. Non ci sono dubbi: si tratta di osmosi, un fenomeno degenerativo della vetroresina presente nello scafo della tua imbarcazione. Un problema al quale si deve reagire tempestivamente, onde evitare il punto di non ritorno. Sì, perché il processo osmotico procede sempre in maniera silenziosa, senza far percepire la sua più o meno veloce evoluzione. Dunque, come combattere l’osmosi della barca?

Il segreto è mettere in atto operazioni che riescono ad eliminare il problema alla radice. Procedure precise, da svolgere con cura, che di solito vengono affidate a cantieri navali specializzati. Detto questo, però, è altrettanto vero che con abbondante pazienza e impegno, si possono raggiungere ottimi risultati anche in autonomia. Come?

In questo articolo, vediamo insieme gli 8 passi principali per trattare l’osmosi della barca, così da risolvere, in maniera quanto più accurata possibile, questo spiacevole fenomeno degenerativo.

Non perdiamo altro tempo. Partiamo subito.

1. Osmosi della barca: il primo passo è la pulitura

Prima ancora di mettere le mani sul problema, è fondamentale sistemare la barca, cercando di fare ordine e liberare spazio nella zona interessata. Nel dettaglio, sarà sicuramente fondamentale:

  • Effettuare una pulizia delle sentine, per poi asciugarle con cura successivamente;
  • Svuotare i vari serbatoi;
  • Procedere con lo smontaggio dei passascafi, liberando la superficie su cui lavorare fino a circa 25cm sopra la linea di galleggiamento;

Poi, se il processo osmotico sembra aver raggiunto anche il ponte, meglio spostare le diverse attrezzature per compiere un’operazione ancora più accurata ed approfondita, senza ostacoli durante la mappatura dell’umidità. Anche solo la presenza di acqua, ad esempio, potrebbe alterare le rilevazioni degli strumenti.

2. È il momento di rimuovere il gelcoat

Senza girarci troppo intorno, c’è solo un modo davvero funzionale ed efficace per rimuovere il gelcoat della barca, il tessuto marcio, comprese le evidenti bolle di osmosi. Parliamo della sabbiatura dello scafo. Come altra scelta, invece, si potrebbe optare per una moletta o una carteggiatrice a nastro, con carta da 40. 

A questo punto, non resta che aprire con precisione le bolle, mettendo a nudo lo scafo per rimuovere definitivamente le particelle nocive e l’acqua assorbita durante il processo. Se la sabbiatura dovesse asportare notevoli porzioni di tessuto, è importante assicurarsi che l’appoggio dello scafo rimanga sempre ben bilanciato e distribuito.

3. Cura dell’osmosi della barca: la fase di risciacquo

Il nostro obiettivo non è solo quello di curare l’osmosi attualmente presente nello scafo dell’imbarcazione, ma anche prevenire un’eventuale ricaduta futura. In questo senso, per evitare uno scoppio successivo del fenomeno osmotico, occupiamoci di risciacquare più volte lo scafo stesso, almeno ogni due settimane. Come? Utilizzando acqua dolce e tiepida, così da eliminare ogni traccia di impurità e sostanze acide varie.

E ricordatevi. Contrariamente a quanto dicono in molti, i risciacqui non intaccano affatto sui risultati della fase successiva, quella dell’asciugatura.

4. L’asciugatura dello scafo

Arriviamo alla cosiddetta maturazione, ovvero l’asciugatura della parte interessata. L’idea è quella di fare in modo che l’opera viva riacquisti il tasso di umidità standard, esattamente uguale a quello presente sopra la linea di galleggiamento.

Lo scafo deve asciugare in maniera naturale, al massimo con il supporto di specifici strumenti come deumidificatori o pannelli riscaldanti. Il tempo di asciugatura, ovviamente, varia in base al tasso di umidità presente. Generalmente, occorre aspettare:

  • Almeno 3 mesi, se la barca si trova in un clima secco, al coperto di un capannone o di una gonna in plastica;
  • Alcune settimane, se l’asciugatura viene accelerata dall’utilizzo dei dispositivi citati poche righe fa. 

In ogni caso, durante l’attesa è buona norma continuare a misurare l’umidità con un igrometro, annotando le rilevazioni direttamente sullo scafo con un pennarello indelebile. Una volta che i livelli tornano ai parametri normali, si può passare allo step successivo.

 5. Osmosi della barca: la ristratificazione

Come anticipato prima, è possibile che la sabbiatura abbia asportato grandi porzioni di materiale. In quel caso, la struttura dev’essere ricostruita con cura. Come?

È importante resinare i diversi strati di lana di vetro di dimensioni a scalare, così da riempire nuovamente i margini degradati fino a riottenere lo spessore originario. È chiaro che più superficie ci sarà da trattare, più complessa risulterà l’operazione. Ma niente paura. Il tutto è possibile anche in assenza totale di porzioni della carena.

6. La fase di stuccatura

Si dice che anche l’occhio voglia la sua parte. Ma anche il valore dell’imbarcazione dipende da questo step. Sì, perché per quanto possa essere noioso e faticoso riempire e carteggiare lo scafo, è fondamentare procedere con la levigatura e la stuccatura. 

Importante. Usate sempre lo stesso stucco utilizzato per le riparazioni e gli interventi precedenti, miscelandolo con eventuali additivi per ottenere le consistenze desiderate a seconda dei punti. Solo così la manutenzione dello scafo sarà ottimale.

7. La carteggiatura delle superfici

Le irregolarità della superficie vanno carteggiate con cura, per ottenere un risultato quanto più omogeneo. Se individuate degli avvallamenti particolarmente pronunciati, ritornate allo stucco per poi rimodellare la zona interessata. A quel punto, non vi resta che pulire un’ultima volta, rimuovendo in via definitiva le tracce di polvere e sostanze chimiche.

8. Ultimo step? La verniciatura finale

La verniciatura dello scafo

L’ultimo passaggio utile a rimuovere l’osmosi dello scafo è rappresentato dalla fase di verniciatura con resina epossidica. Il numero di mani di vernice, lo spessore, le tempistiche e le condizioni ambientali variano in base ai prodotti utilizzati. 

Seguendo attentamente le diciture presenti nelle relative confezioni, di solito di tratta di:

  • Effettuare dai 2 ai 3 strati di vernice;
  • In un intervallo di tempo che non supera le 12 ore; 
  • Con temperatura tra i 15° e 25° gradi;
  • E non oltre il 70% di umidità nell’ambiente in questione. 

Esclusivamente per alcuni prodotti, potrebbe essere necessario carteggiare tra una mano e l’altra. Di fatto, però, il primer e la vernice antivegetativa segnano la fine di tutte le operazioni.

E tu, hai mai dovuto affrontare un problema di osmosi sulla tua imbarcazione? Quali principali operazioni hai effettuato? Raccontaci la tua esperienza nei commenti.

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